Carie dentale: definizione, cause, sintomi e rimedi

La carie dentale è una patologia che colpisce moltissime persone, provoca dolore e può causare, se trascurata, la perdita del dente. Ecco quali sono le cause della carie, quali i sintomi, come fare a riconoscerla, come prevenirla e come curarla.

 

La carie è una malattia batterica che colpisce i denti e progredisce fino ad intaccare la parte più interna dei denti, ovvero la polpa dentaria, provocando dolore e, se non trattata adeguatamente, anche la perdita del dente.

Quali sono le cause della carie dentale?

I fattori che provocano le carie sono diversi, alcuni di origine genetica, legati alla fisiologia della persona, altri di origine esterna, dovuti perlopiù ad una scarsa o inefficace igiene orale e ad abitudini alimentari (e non solo) scorrette. 

La carie dentale si forma a causa della proliferazione dei batteri all’interno del cavo orale: insieme ai residui di cibo, questi formano in primo luogo la placca dentale, che successivamente, calcificandosi, si trasforma in tartaro. 

Se non rimossi attraverso la pulizia domiciliare quotidiana e la pulizia professionale periodica, placca e tartaro si accumulano, creando l’ambiente ideale per la proliferazione di batteri e acidi che sono in grado di attaccare e corrodere la superficie del dente, penetrando fino alla dentina e alla polpa dentale. 

Vediamo più in dettaglio le cause della carie.

Cause esterne

  • Alimentazione scorretta:
    consumo ad esempio di cibi e bevande contenenti molto zucchero
  • Igiene orale quotidiana inappropriata o scarsa:
    determina l’accumulo di placca dentale 
  • Fumo:
    contribuisce a creare un ambiente acido che favorisce la proliferazione dei batteri

Cause interne

  • Predisposizione individuale
  • Struttura del dente porosa e permeabile 
  • Scarsa salivazione: la saliva infatti protegge i denti dall’aggressione batterica

I 5 stadi della carie

A seconda dello stadio di avanzamento e del danno provocato, la carie si può suddividere in 5 stadi. 

Stadio iniziale: i batteri non hanno ancora iniziato ad aggredire la parte più interna del dente ma si sono limitati a macchiarne la superficie. 

Stadio superficiale: la carie è già progredita creando una piccola cavità che ha iniziato ad intaccare il primo strato di dentina, appena sotto lo smalto dentale

Stadio profondo: la carie ha intaccato la dentina, scavando una cavità che coinvolge l’interno corpo dentinale ma ancora non è arrivata alla polpa

Stadio penetrante: la carie ha quasi raggiunto il suo stadio terminale, penetrando in profondità e avvicinandosi alla polpa dentale

Stadio perforante: a questo punto la carie ha provocato una vera e propria lesione, raggiungendo il tessuto nervoso del dente e provocando l’esposizione pulpare.

Quando la carie inizia a far male?

Il dolore vero e proprio compare in genere a partire dal terzo stadio, fino a diventare insopportabile quando la carie raggiunge l’ultimo stadio, quello perforante, intaccando il nervo.

A partire dallo stadio superficiale e a seconda della sensibilità del paziente si può sperimentare eccessiva sensibilità dentale al caldo e al freddo ma anche agli zuccheri, che possono addirittura provocare vero e proprio dolore.

Molto però dipende, come abbiamo detto, dalla persona: alcuni pazienti non si accorgono della carie finché questa non raggiunge praticamente lo stadio terminale, manifestandosi con dolore sordo e intenso. A quel punto, nella maggior parte dei casi, per eliminarla è necessaria una devitalizzazione dentale. 

Carie dentale: come riconoscerla?

Dato che molti pazienti risultano asintomatici, è importante fare attenzione ad altri tipi di segnali che possono indicare la presenza di carie dentali, in modo da intervenire a rimuoverle tempestivamente. 

In alcuni casi la cavità prodotta dalla carie è visibile a occhio nudo sulla superficie del dente: un attento esame dello stato dei denti può aiutare quindi a rendersi conto di eventuali anomalie associabili con la presenza di carie. 

Fondamentale è anche effettuare controlli periodici dal dentista che, grazie ad appositi strumenti, è in grado di individuare precocemente la presenza di fori nello smalto associabili alla formazione di una carie. 

Prevenire la carie: alcuni consigli 

La prevenzione resta sempre l’arma migliore per combattere la carie, e si può fare in diversi modi: migliorando la propria igiene orale, la propria alimentazione ed eliminando abitudini scorrette e poco salutari come il fumo. 

  • Alimentazione:
    A tavola evita il consumo di cibi e bevande eccessivamente zuccherati e limita il consumo di cibi che possono facilmente rimanere bloccati negli spazi tra due denti, come le caramelle gommose
  • Igiene orale:
    Molte persone non hanno un’igiene orale scarsa, ma semplicemente inappropriata. Questo perché nessuno ha insegnato loro come lavarsi correttamente i denti. Chiedi al tuo dentista di spiegarti come effettuare una pulizia dentale corretta e completa, utilizzando non solo lo spazzolino ma anche il filo interdentale 
  • Predisposizione genetica:
    Se sai di avere una predisposizione elevata alla carie non puoi fare a meno di recarti periodicamente, almeno ogni 6 mesi, in visita di controllo dal dentista.

Quanto tempo ci vuole a curare una carie?

Quando la carie è formata, è necessario intervenire per rimuoverla il prima possibile. 

Il trattamento di cura per la carie varia a seconda dello sviluppo della stessa: naturalmente, più la carie è profonda e in uno stadio avanzato, più lungo e impegnativo sarà il trattamento da effettuare. 

  • Trattamenti al fluoro: sono utili a contrastare le carie in fase iniziale, perché salvaguardano lo smalto e rimuovono le “macchie” provocate dai batteri che sono i precursori della carie-
  • Otturazione in composito: è il trattamento di elezione per la cura della carie e consiste nell’asportazione dell’area lesionata del dente. La cavità rimasta vuota viene riempita con appositi materiali. 
  • Trattamento endodontico (devitalizzazione): la devitalizzazione è necessaria quando la carie ha raggiunto la polpa dentale, provocando un danno irreversibile. In questo caso il dente deve essere completamente svuotato della polpa che viene rimpiazzata con materiali appositi.
  • Installazione di corona artificiale: spesso quando il dente si indebolisce in seguito ad una serie di otturazioni o ad una devitalizzazione diventa necessario preservarlo installando una capsula artificiale, in tutto e per tutto uguale al dente originale, che lo avvolge proteggendolo da traumi e fratture.
  • Estrazione del dente: si effettua solo nei casi più gravi, quando il dente è irrimediabilmente compromesso al punto che la sua rimozione resta l’unica possibilità. 

Cosa può provocare una carie non curata?

Una carie non curata può dare origine a non pochi fastidi, che possono provocare anche, come abbiamo visto, la perdita del dente. Ma non solo. 

Quando la carie è allo stadio iniziale è possibile intervenire con poco dispendio, sia economico che in termini di salute dei denti: la parte “malata” del dente viene rimossa per procedere con l’otturazione.

Ma quando la carie si estende al punto da intaccare la polpa dentale, può causare diversi fenomeni infiammatori, come:

  • Dolore e sensibilità a caldo e/o freddo
  • Pulpiti, ovvero infiammazioni del nervo (polpa) del dente, un disturbo molto doloroso 
  • Ascesso dentale, che si verifica quando la carie raggiunge la radice del dente e che comporta necessariamente la devitalizzazione o peggio l’estrazione del dente

È chiaro quindi che, in presenza di carie dentali, è fondamentale intervenire per curarle tempestivamente ed evitare che progrediscano creando danni alla salute di tutta la bocca. 

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